Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy

Italian Chinese (Simplified) English French German Hindi Portuguese Spanish

La Musicoterapia: le origini

Valutazione attuale:  / 11
ScarsoOttimo 
Dettagli

 La Musicoterapia: le origini

Vassily Kandinsky 1923 Composition

Benvenuti in questo mio primo articolo sulla musicoterapia in una nuova rubrica propostami da Marco Mammoliti che ringrazio e che terrò con molto piacere. L'effetto terapeutico della musica non è più una novità sia in campo scientifico sia in quello musicale. Ringrazio, quindi, Planet Drum, Claudio Canzano, Claudio Formisano e la Master Music per questa opportunità di poter diffondere meglio i benefici della Musicoterapia e l'ormai dilagante attività che è il "Drum Circle"  

La musica viene considerata la più antica forma d'arte associata al sollievo della malattia. I papiri medici egiziani risalenti al 1500 a.C. circa descrivono l'uso della musica come mezzo per influenzare il corpo umano. La Bibbia ci racconta che quando Saul era angosciato e in preda all'agitazione Davide suonava per lui la cetra ed otteneva immediatamente un effetto rilassante (Samuele 1, 16-23). Nello sciamanesimo la musica, le canzoni e il ritmo hanno un ruolo fondamentale nel processo di guarigione. Nel fenomeno del tarantolismo, che caratterizzò le regioni del sud Italia fin dal Medioevo, musica e danza venivano utilizzate, anche per diversi giorni, allo scopo di combattere un delirio causato da una reale o immaginaria puntura di un ragno (la tarantola). 

Nonostante il potere benefico della musica sia stato riconosciuto per diversi secoli, è solo all'inizio del Novecento che ha preso il via una ricerca sistematica dei motivi della sua efficacia. In quegli anni la musica entrò negli ospedali: i medici invitavano i musicisti a suonare per un ampio gruppo di pazienti con la “vaga supposizione che ciò avrebbe potuto attivare le funzioni metaboliche e alleviare lo stress mentale”(Bunt,1997, p. 2). In effetti i medici constatarono che tali interventi musicali rappresentavano un valido sostegno durante la convalescenza dei degenti, non solo in qualità di generico passatempo o esperienza estetica di qualità, ma anche come un modo umano di far passare il tempo ai pazienti. Malgrado abbondassero considerazioni aneddotiche sul valore positivo intrinseco della musica in medicina, si rilevava, già all'epoca, l'assenza di una prassi di lavoro che potesse essere verificata e sistematizzata. Nel secondo dopoguerra un numero sempre più crescente di musicisti e insegnanti di musica fu impiegato negli ospedali, allo scopo di alleviare la convalescenza dei veterani e sostenerne il recupero. Fu allora che il mondo scientifico cominciò a fare pressioni sui musicisti, affinché fornissero elementi per verificare i risultati ottenuti dagli interventi musicali secondo specifici piani di trattamento. Non risulta difficile immaginare l'ovvia fatica dei musicisti nell'assolvere tale compito: gli stessi si rendevano conto di non possedere un background medico e psicologico che permettesse di attuare simili procedure di valutazione. Nacquero così i primi corsi di formazione per i musicisti che intendevano sviluppare le proprie capacità in questo uso specifico della musica.

Oggi la preparazione del musicoterapista richiede studi multidisciplinari che comprendono corsi di materie musicali, scienze del comportamento, nozioni di psichiatria e psicologia, aggiunti ad un esperienza di tirocinio come musicoterapista.
In Italia la CONFIAM (Confederazione Italiana Associazioni di Musicoterapia) ha precisato i criteri di base per la formazione dei musicoterapisti e sul sito Confiam.it è possibile consultare le scuole di musicoterapia che vi aderiscono, in quanto rispettano tali criteri.

L'AIM (Associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia) è un' associazione professionale di categoria ai sensi della legge 4/2013, formata da professionisti che, oltre ad aver ottenuto una specifica formazione, hanno superato un esame di valutazione professionale, promosso e organizzato dall'associazione stessa. La finalità principale dell'AIM è quella di garantire un corretto esercizio della professione in musicoterapia, promuovendo una continua crescita degli standard formativi e professionali. Sul sito Aim.it è possibile consultare i registri dei professionisti in musicoterapia, dei supervisiori e dei formatori regolarmente iscritti all'associazione. L'AIM inoltre assicura forme di tutela nei confronti degli utenti tra cui uno sportello per i cittadini presso il quale è possibile richiedere informazioni sull'attività professionale.

Definire la musicoterapia
La Federazione Mondiale di Musicoterapia (WFMT) ha dato, nel 1996, la seguente definizione:
“La musicoterapia è l’uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la mobilizzazione, l’espressione, la organizzazione e altri obiettivi terapeutici degni di rilievo nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi. La musicoterapia si pone come scopi di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia”. Raglio (2001, p.72) afferma che per poter considerare potenzialmente terapeutico un intervento che preveda l’impiego del canale sonoro-musicale, risultano imprescindibili i seguenti elementi:

  • la presenza di un operatore qualificato (il professionista in musicoterapia);
  • un modello musicoterapico di riferimento fondato su presupposti teorici e metodologici;
  • la presenza di un setting strutturato;
  • obiettivi che aspirino a divenire stabili e duraturi nel tempo e che siano legati al cambiamento della persona o di alcune sue parti o funzioni;
  • il riferimento costante, nell’azione terapeutica, a un piano intrapersonale e/o interpersonale.

Non vi è, quindi, una musicoterapia senza un musicoterapista adeguatamente formato.
Per ora vi saluto e vi do appuntamento al prossimo mese. Nel prossimo articolo, scopriremo quali sono i principali modelli di riferimento in musicoterapia e in quali ambiti viene applicata.

BIBLIOGRAFIA:

  • BENENZON R. O., La parte dimenticata della personalità. Nuove tecniche per la musicoterapia, Roma, Borla, 2007.
  • BENENZON R.O. ET.AL (a cura di) , Musicoterapia e professione tra teoria e pratica. Dal primo contatto alla supervisione, Roma, Il Minotauro, 2005
  • BUNT L., Musicoterapia. Un'arte oltre le parole, Roma, Kappa, 1997.
  • RAGLIO A. ET AL. (a cura di), Musicoterapia e malattia di Alzheimer, Proposte Applicative e Ipotesi di Ricerca, Torino, Cosmopolis, 2001. 

AIEMME: https://www.aiemme.it/
CONFIAM: http://www.confiam.it/

Share
   
 
© AMD communication - All rights reserved