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PARADIDDLE POLIMETRICI

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 Paradiddle Polimetrici

Ciao a tutti e cominciamo come regola dai ringraziamenti:

a Planet Drum per la rinnovata fiducia , alle Scuderie Capitani, a Gianluca Capitani e a tutti i colleghi sparsi per l’Italia.

In questo articolo ho pensato di continuare il discorso introdotto nel precedente a mia firma.

Si era parlato di utilizzo di Paradiddles per creare delle frasi lineari, suggerendo cicli poliritmici e varie orchestrazioni.

Questi concetti li ho poi applicati nell’arrangiamento di un medley da me composto in occasione dell’esibizione per conto delle Scuderie a Batterika 2014.

Nella parte centrale del brano ho eseguito due pattern, 8 misure ciascuno, per creare un crescendo in quel momento necessario.

Partiamo dal primo: il lavoro preparatorio  è la costruzione del linear cassa-paradiddle diddle, cassa paradiddle (interpretabili come ciclo da 7 piu’ ciclo da 9)

 

AleAtz1_.jpg

 

Acquisito questo, si passa all’orchestrazione, in questo caso lavorata su cassa, Hi Hat, e rullante (sia ghost notes che accenti), in modo da ottenere l’effetto groove, con un occhio alle sonorità un po’ da drum machine (il brano che presentavo era prevalentemente elettronico

 

AleAtaz2.jpg

I rullanti sul levare del primo movimento e sul quarto, creano un effetto di spostamento del beat adatto allo scopo in quel caso.

Il secondo pattern è basato sugli stessi concetti ma utilizza dei cicli diversi.

Il linear “preparatorio” da sviluppare è composto da ciclo di 3, ciclo di 9 (cassa-paradiddle), ciclo di 3.

 

AleAtz3.jpg

 

Anche qui, dopo aver lavorato sull’acquisizione, si passa all’orchestrazione come groove, tra cassa rullante e Hi hat.

AleAtz4.jpg

 

Il pattern è abbastanza “busy” e se suonato con le giuste dinamiche si avvicina molto all’effetto un po’ elettronico che stavamo ricercando. Il rullante sul terzo movimento lo aiuta a stabilizzarsi e a dargli maggiore drive.

Nel brano I pattern venivano suonati a 130 BPM, ma chiaramente ognuno potrà studiarli alle velocità adatte per il contesto.

L’evoluzione di questi pattern che a me è venuta naturale, e che vi suggerisco di sperimentare, è stata quella  di lasciare invariati gli accenti di cassa e rullante, e quante piu’ ghost notes possibili, per aggiungere con la mano destra I classici  ostinati di ottavi, un ottavo e due sedicesimi, o due sedicesimi e un ottavo, a scelta.

Non allego la trascrizione: uno degli approcci ai linear nei nostri programmi è quello di abbandonare ad un certo punto l’approccio “numerico visivo”, e passare a quello “melodico”.

In questo caso lo sviluppo sarà acquisire I groove, mantenere lo scheletro ritmico di cassa e rullante (quindi la “melodia”), e montarci su gli ostinato prescelti.

Non sarà un lavoro semplicissimo ma sarà un ottimo esercizio sia per quanto riguarda la musicalità che l’interdipendenza.

Vi saluto e Vi rimando ai futuri articoli dei miei colleghi!

 

  

ALESSANDRO ATZORI 

Alessandro Atzori batterista e percussionista, studia preso The Planet Drum London, insegna nella stessa struttura; tour del Regno Unito, session work for Donna Summer, Dana Fuchs, attualmente batterista per Dario Elia, Coldscape, Alice Kill the Rabbit, per Elio Extra Vergine (Elio e le storie tese tribute), Susquartet, e batterista residente per la 7 Vizi Band.
Studia con Luca Capitani e insegna per Scuderie Capitani a Cagliari e Carbonia.

 

 

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