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Marco Primavera - Thegiornalisti

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MARCO PRIMAVERA

MarcoPrimavera

Batteria, cuore e tanto lavoro per il cofondatore dei Thegiornalisti

Marco Primavera fonda, insieme a Tommaso Paradiso I Thegiornalisti, una band indie-pop romana, che esordisce nel 2011 l'album “Vol 1“. Nel 2012 pubblicano il secondo disco “Vecchio” registrato a Londra, negli studi di Abbey Road, ma è il 2014 l’anno fortunato, che li vede primeggiare con il terzo album “Fuoricampo”. Con "Completamente Sold Out", pubblicato il 21 ottobre 2016, la band consolida la sua popolarità e Marco Primavera ci racconta un come è andata.

Marco Mammoliti - Ciao Marco e, prima di tutto, grazie per aver accettato questa intervista per Planet Drum.

Iniziamo dalla fine, dal grosso successo che state ottenendo in questo momento. Tu sei, insieme a Tommaso Paradiso e Marco Antonio Musella, fondatore dei Thegiornalisti, una band formatasi nel 2009. Ad oggi avete pubblicato già quattro album, tra cui “Completamente Sold Out” che sta avendo un enorme successo, e con un tour che inizierà tra pochi giorni. Come e da dove nasce tutto ciò?

Marco Primavera - I risultati che stiamo ottenendo oggi sono dovuti a tanti anni di gavetta e di incessante lavoro già a partire dagli inizi.
Anche se ricordo che prima dei Tg io e Tommy volevamo andare all'estero a suonare, poi però per varie ragioni siamo rimasti.
Nel dicembre 2009 ci siamo formati e ricordo che stavamo in casa ogni giorno a suonare e riuscivamo a scrivere una canzone anche in 5 minuti.

MM - Voi nascete come band indie-pop ma Tommaso insiste col dire che fate musica pop e che lui ha sempre scritto pop. Cosa ne pensi?

MP - Tommaso scrive canzoni raccontando a parole sue quello che sente e questo non è etichettabile.
Assieme poi facciamo un lavoro diverso, in base a quello che musicalmente vogliamo dire, in base a come vogliamo mandare un messaggio diamo quello che per noi è il vestito giusto alla canzone.
Se dite che è Indie, Pop o Rock a me personalmente non interessa.

MM - Tu che batterista ti definisci?

MP - Eclettico, non ho un'impostazione ben precisa in realtà.

MM - Ora torniamo agli inizi. Parlaci dei tuoi studi, di come ti sei avvicinato alla musica e perché hai scelto la batteria?

MP - Ho sempre ascoltato musica da quando ero piccolo e all'età di 15 anni decisi di dover suonare.
Ho scelto la batteria perché la vedevo più adatta a me, ma in realtà volevo suonare e basta.
Avevo una Yamaha DTX esteticamente orrenda.
Inizialmente frequentavo una scuola di musica nel quartiere Testaccio a Roma, poi dopo un paio di anni sono andato in un'accademia di batteria. Ma la realtà è che le odiavo, volevo suonare si, ma non mi ritrovavo nella proposta didattica o probabilmente nel modo di insegnarla.
Questo mio approccio solitario alla batteria ha creato un modo tutto mio di suonare ma anche dei problemi fisici dovuti all'impostazione sbagliata che poi negli anni ho comunque risolto da solo.

MM - Sul palco ti accompagnano dei marchi illustri del mondo della batteria. Il solo fatto di suonare una Ludwig, “LA” batteria che ha fatto la storia del groove di Ringo Star e dei Beatles basterebbe a far rabbrividire la pelle, ma anche Paiste, Remo e Vic Firth sono tutti dei top brand. Puoi parlarci del tuo drumset attuale?

MP - Ho sempre suonato Ludwig nella mia vita. Credo veramente di aver trovato il marchio che più mi rispecchia e difficilmente cambierò.
Per questo tour estivo ho deciso di usare una Classic Maple in acero proprio del colore di Ringo.
Remo non ha eguali, è semplicemente il miglior costruttore di pelli al mondo, le ho sempre utilizzate e continuerò a farlo.
Della Vic Firth uso la signature Buddy Rich, che è quella che più si avvicina all'idea di bacchetta perfetta per il mio modo di suonare.
Con la Paiste invece tutto è nato durante le registrazioni di Fuoricampo, dove per la prima volta ho utilizzato la serie 2002 e iniziato ad approcciarmi a questi piatti che non conoscevo bene. Beh, pochi mesi dopo, per il tour, avevo tutto il set Paiste, serie 2002 e Giant Beat. Come per la Ludwig, credo di aver trovato il marchio che cercavo.

MM - Con gli strumenti elettronici che tipo di rapporto hai?

MP - Ottimo. Sono il futuro, e già ora nei live alcuni brani li suono completamente con un set elettrico.

MM - Puoi spiegare ai lettori di Planet Drum come nasce un brano dei Thegiornalisti.

MP - Credo un pò come tutte le altre canzoni, basta l'esigenza di dire qualcosa e si lavora tanto sugli arrangiamenti, che sono la parte dove spendiamo più tempo. Prima facevamo tutto in un salotto di casa, ora ci ritroviamo in studio con vari produttori ma l'attitudine è sempre la stessa.

MM - Dal punto di vista ritmico del pezzo, come elabori la ritmica di un brano?

MP - Ho sempre amato chi nella musica non si limitava ad accompagnare ma riusciva a dare un qualcosa di personale all'interno del brano. Mi sono ritrovato a scrivere tutto Vol.1 con quello che avevo in casa e non avendo avuto un'impostazione "classica" un rullante, un timpano ed un ride mi sono bastati per farlo e questo ha sviluppato in me una forte predisposizione nella scrittura di parti non convenzionali che mi rappresentassero in qualche modo, e che mi porto ormai dietro da sempre. Col tempo poi ho imparato anche altri modi di approcciarmi agli arrangiamenti che dipendono comunque sempre dal mio stato d'animo al momento della sessione.

MM - Per concludere. Voi siete nati nel 2009 ma il successo è esploso tutto insieme col quarto album “Completamente Sold Out”. È ancora un sogno dal quale non vorresti svegliarti? E come ci si sente una volta preso coscienza di ciò?

MP - La mia vera forza, e credo che sia un po’ quella di noi tre in generale, è che abbiamo lavorato molto nel mondo della musica, anche prima dei Thegiornalisti, spesso ottenendo solo delusioni e pochi riconoscimenti. Perciò ora ci viviamo le cose con i piedi per terra rimanendo quelli di sempre, dei grandi lavoratori. Abbiamo avuto la fortuna di arrivare ad un pubblico più ampio senza passare per canali mediatici, e questo credo abbia riacceso le speranze in molti giovani che oggi si approcciano a questo mondo.

MM - Grazie per la tua disponibilità e a questo punto diamoci un appuntamento sul prossimo palco, magari qui a Roma, per aggiornare i tuoi fan e quelli dei Thegiornalisti con un video messaggio.

MP - Grazie a voi, a presto.  

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