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Stefano Marazzi l'artista che non ti aspetti

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 Stefano Marazzi
l'artista che non ti aspetti 

StefanoMarazzi

In questi giorni il tour 2018/2019 del Musical “Mammamia" fa tappa nello storico teatro Augusteo di Napoli.
Ne approfittiamo per incontrare Stefano, che da due anni siede dietro ai tamburi per dare vita a questo show (che lo ricordiamo è tra quelli di maggior successo di sempre in Italia) e, perché no, anche per sede

Marco Mammoliti: Ciao Stefano, da quanto sei qui?
Stefano Marazzi: Ciao Marco, siamo arrivati la settimana scorsa dopo quattro giorni di day off (la pausa più lunga che abbiamo fatto da ottobre a questa parte).

MM: Quando è partito il tour?
SM: Abbiamo iniziato le prove l’ultima settimana di settembre per poi andare in scena il 29 all’Arena di Verona.
Dal 10 di ottobre siamo partiti in maniera serrata e abbiamo girato parecchio, passando da Roma, Milano, Firenze, Pistoia, Bergamo, Bologna e tante altre città, fino a giungere qui a Napoli, dove rimarremo per il resto della settimana.
Dopodiché, Calabria, Puglia e Sicilia!

MM: Un tour lungo quindi…
SM: Si, finiremo il 20 marzo.
Questo spettacolo sta avendo successo e i teatri sono sempre pieni soprattutto grazie al cast di rilievo che può vantare.

MM: Quante repliche sono previste in tutto?
SM: Centoquindici, che sommate alle centoventi dell’anno scorso, sono davvero un buon numero rispetto alla durata media dei tour teatrali - e non - di questo periodo.

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MM: Quanti siete e cosa significa passare tutto questo tempo sempre in giro con le stesse persone?
SM: Siamo una quarantina tra ensemble, attori, tecnici e musicisti e spesso ci muoviamo tutti in gruppo. Sono quasi dieci anni che lavoro per questa produzione e quindi molti di loro li conoscevo già, altri li ho conosciuti ora, e devo dire che mi trovo molto bene dal punto di vista umano.
Per lunghi periodi condividiamo non solo il palco ma anche le cene, gli allenamenti in palestra, gli imprevisti sul lavoro e inevitabilmente diventiamo una sorta di famiglia. Anche i protagonisti (Paolo Conticini, Luca Ward e Sergio Muniz), sono persone veramente alla mano e partecipano spesso alle nostre attività ludico/ricreative con entusiasmo e simpatia.

MM: Parlaci della band
SM: Siamo sei elementi e durante lo spettacolo facciamo largo uso di sequenze. I miei compagni di viaggio sono: al basso Pino Saracini, Simone Gianlorenzi alle chitarre, Fabrizio Siciliano, Bruno Ferri e Sabino Lo Iodice alle tastiere.
La direzione musicale è del Maestro Emanuele Friello.
Avendo le sequenze durante tutto lo spettacolo, suoniamo rigorosamente col click in cuffia dal primo all’ultimo pezzo. Ognuno di noi ha un sofisticato sistema di monitoraggio che gli consente di gestire e personalizzare gli ascolti al meglio.

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MM: Quali sono le principali differenze tra un tour teatrale come questo e uno con un artista?
SM: La principale differenza è sicuramente nel numero di show che facciamo a settimana e nella durata di ognuno di essi.
Capita che facciamo sei, o anche sette repliche in sette giorni. Ogni spettacolo dura circa tre ore e la band suona più o meno per tutta la durata dello stesso.
Per un batterista fisicamente è molto impegnativo, considerando che la maggior parte dei brani sono dance o comunque sempre piuttosto “up” a livello di dinamica e Bpm. Credo tuttavia che la difficoltà maggiore sia legata al fatto di suonare per così lunghi periodi, tutti i giorni, lo stesso repertorio e continuare per tutto il tempo a fare prove e registrazioni per sistemare quello che non va o consentire al cast di provare. Psicologicamente non è semplice e per alcuni potrebbe risultare un lavoro più vicino a quello di un impiegato di banca piuttosto che a quello di un artista.
Per fortuna a me non pesa suonare tutte le sere la stessa cosa ma cerco lo stesso di cambiare qualche minuzia ogni volta per mantenere viva la creatività.
Cerco di rendere ogni show uguale agli altri e, al tempo stesso, diverso da tutti gli altri sempre rispettando la musica che suono, ovviamente.

MM: C’è un iter di studi particolare che consiglieresti per prepararsi a suonare in produzioni teatrali?
SM: Considerando che all’interno dello stesso musical si può passare tranquillamente dalla bossa nova all’hard rock, allo swing o alla marcia da circo, penso sia fondamentale studiare per avere una buona padronanza della lettura e dei vari stili musicali.
Ci sono poi musical come Evita (in cui ho suonato due anni fa), che richiedono anche un’ottima conoscenza dei tempi dispari e delle suddivisioni ritmiche.
Sicuramente, come del resto anche nei lavori televisivi, in generale è importante sviluppare attraverso lo studio una buona capacità di concentrazione e molta reattività per gestire le modifiche dell’ultimo minuto, i repentini cambi di tempo o i rallentati, specie nelle prime fasi in cui si costruisce lo spettacolo.

MM: Parlaci del set-up che adotti in questo show.
SM: In “Mammamia" la band è posizionata dentro una casetta posta sopra il palcoscenico e lo spazio che abbiamo a disposizione è veramente limitato.
Potevo scegliere tra un set di tipo elettronico oppure una batteria di ridotte dimensioni, che mi consentisse di divertirmi e al tempo stesso di avere la pasta sonora di cui sentivo il bisogno.
Il set che uso è straordinariamente piccolo a livello di misure, ma posso assicurarvi che i risultati sono notevoli e non si sente il bisogno di una cassa o di tom più grandi.
Ovviamente tutto questo grazie al prezioso contributo dei nostri fonici, in particolar modo di Stefano Gorini che ha studiato, attraverso l’ausilio delle moderne tecnologie di cui dispone, soluzioni sonore veramente interessanti.
La batteria è una Pearl Traveler Kit composta da cassa 16”, tom 10” e Timpano (si fa per dire) 12”.
Il rullante invece è un Pearl Custom Alloy 14x5,5.
Piatti Sabian crash 15” e 16” + O-Zone crash serie AAX e HH Medium Hand Hammered serie.
Bacchette rigorosamente Vic Firth, modello 5B.
Collaboro da diversi anni con queste ditte e devo dire che sono molto soddisfatto dei loro prodotti e del supporto che mi forniscono.

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MM: Altri progetti dopo “Mammamia"?
SM: Per un po’ tornerò a suonare con le band con le quali da anni mi esibisco nei locali di Roma e in più, finalmente, avrò modo di rivedere i miei allievi.
Ci sono altre cose dal punto di vista musicale che partiranno più avanti, ma la cosa che al momento cattura di più la mia attenzione è l’uscita del mio primo romanzo “L’alba dentro”.

MM: Hai scritto un libro?
SM: Si, da tempo avevo questa idea che mi frullava in testa e qualche anno fa l’ho messa nero su bianco per poi lasciarla per lungo tempo in un cassetto.
Lo scorso anno ho deciso di mandarla a qualche casa editrice e con mio stesso stupore ho ricevuto in breve tempo diverse proposte di pubblicazione da parte di case editrici non a pagamento.

MM: Non a pagamento?
SM: Esattamente.
Un po’ come nella musica, per gli esordienti che si affacciano al mondo dell’editoria, ci sono pronti gli “avvoltoi” che cercano di truffarli facendo leva sul loro entusiasmo e sulla loro passione.
Spesso sono bravi nel fregarti e non è facile capire subito (anche in virtù dei contratti elaboratissimi che ti mandano), chi cerca solo di venderti le copie del tuo stesso libro e chi invece è sinceramente interessato a investire su di te.
Io credo di aver fatto un’ottima scelta con la casa editrice Le Mezzelane di Ancona e il libro dovrebbe essere disponibile prima dell’estate.

MM: Di cosa parla?
SM: È un thriller psicologico e racconta, guarda caso, la storia di un batterista: Fabio. Fabio è insoddisfatto della sua vita e per cercare di trovare sollievo alla sua infelicità diventa specialista nell’adescare ragazze attraverso i social network per poi portarle a letto. La cosa va avanti finché lui stesso non viene adescato da una stalker che lo vessa fino a farlo quasi impazzire.

MM: E come nasce una storia del genere?
SM: Mi piace osservare la gente e farmi continuamente domande sulle situazioni che vivo e su ciò che mi circonda.
Di conseguenza, in un certo senso, accumulo continuamente “materiale” che poi metto insieme cercando di tirarne fuori qualcosa.
L’estate scorsa ho avuto un’altra idea per un secondo romanzo e in pochi mesi ho buttato giù la prima stesura e sono molto contento del risultato.
Spero un giorno di riuscire a pubblicare anche quello e lo “strano” metodo di batteria a cui sto lavorando proprio in questi giorni.

MM: Parlaci di questo metodo per batteria…
SM: È a metà tra il romanzo e il metodo didattico.
Racconta le mie esperienze “sul campo”, storie di vita vissuta insomma.
Di libri che parlano di paradiddle e indipendenza ce ne sono fin troppi in giro e ho pensato che potesse essere utile, per un giovane musicista, sentire parlare di alcuni aspetti di cui invece non si parla quasi mai, come la preparazione per un’audizione, gli studi per affrontare meglio i vari lavori che capita di fare a un turnista, ecc.
Descrivo poi anche gli accorgimenti pratici che ho adottato nel corso degli anni e che mi sono serviti per svolgere al meglio il mio lavoro.
Per finire, ho comunque ritenuto opportuno inserire nel libro alcuni esercizi di mia creazione e alcuni modi “alternativi” di eseguire quelli tratti dai metodi cui sono più affezionato.

MM: Come lo intitolerai?
SM: credo “La Macchina del Tempo”

MM: Fantastico! allora in bocca al lupo per i tuoi progetti editoriali!
SM: W il lupo e un saluto a tutti i lettori di Planet Drum.

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