AMATI Kraslice

Amati_Catalogo

Della serie “non mi piace parlare di strumenti  facili” , in questo appuntamento mi sono messo in testa di ricercare le origini di una delle mie piccole: una AMATI , strumento molto in voga nell’ex blocco sovietico negli anni sessanta.

Nel 1948, la statalizzazione di stampo sovietico, origina il nome “AMATI” e accentra tutta la produzione in queste fabbriche. Inizialmente venivano preferiti gli strumenti per banda, soprattutto ottoni e  percussioni, per poi scoprirsi buoni costruttori di batterie imitando, in alcuni tratti, le vicine Tatcton e Tromsa, (vedi articolo http://www.planetdrum.it/vintage/vintage-c-era-una-volta ) a loro volta derivanti dalla Sonor tedesca.

 

AMATI Kraslice

Amati_Catalogo

Della serie “non mi piace parlare di strumenti  facili” , in questo appuntamento mi sono messo in testa di ricercare le origini di una delle mie piccole: una AMATI , strumento molto in voga nell’ex blocco sovietico negli anni sessanta.

Nel 1948, la statalizzazione di stampo sovietico, origina il nome “AMATI” e accentra tutta la produzione in queste fabbriche. Inizialmente venivano preferiti gli strumenti per banda, soprattutto ottoni e  percussioni, per poi scoprirsi buoni costruttori di batterie imitando, in alcuni tratti, le vicine Tatcton e Tromsa, (vedi articolo http://www.planetdrum.it/vintage/vintage-c-era-una-volta ) a loro volta derivanti dalla Sonor tedesca.Amati_1

Ma la vera sorpresa per tutti fu nell’esplosione, intorno al 1960 , delle batterie, effetto provocato anche dalla voglia di musica “ occidentale” che comunque passava attraverso la cortina di ferro, un effetto beat che colpì anche l’est Europa. La ditta rimasta a Kraslice iniziò mostre stabili per le scolaresche e per gli studenti dei conservatori, nonché cominciò ad aiutare i vari cantanti e gruppi che si esibivano nel nuovo idioma occidentale, sempre tra molte difficoltà visto il regime e la guerra fredda di quel periodo.
Pian piano, con l’avvento delle ditte giapponesi agli inizi degli anni Ottanta di basso costo e migliore qualità, la AMATI rivolgeva tutta la sua produzione verso le marching band e lo strumentario Orff , tra cui le piccole percussioni, chiudendo definitivamente la produzione di batterie nel 1990.

Questa è la storia, ma lo strumento dice ben altro sui buoni risultati ottenuti dai loro progettisti in quegli anni .
Il modello che ho in mano è, all’incirca, del 1966 con cassa da 20”, tom da 13”, floor tom da 16” e rullante 14” x 5”. E’ un ricoperto color verde smeraldo, tra l’altro molto lucido nonostante l’età, con le scritte in plastica di colore bianco applicate con due piccoli chiodini.
Le misure sono assolutamente standard, nessuna difficoltà per le pelli, mentre tutte le meccaniche sono in lega cromata, stile  leggero, efficiente e poco costoso. I cerchi sono semplici, con forma arrotondata nella parte finale, a coprire completamente il bordo delle pelli. Le viti dei tom e del rullante sono a taglio, appunto stile Sonor, mentre le chiavi cassa sono le classiche a T. I piedini sono a scomparsa, con una vite semplice come blocco.

Amati_3Il rullante utilizza il classico tendicordiera a giro, con astina interna, che fa poggiare la retina sempre un po’ troppo, oppure troppo poco, ma ha un suo fascino ….
La cassa monta due fori, uno per il tom e l’altro per il reggi piatto, come tradizione dell’epoca, col classico braccetto ad L, tanto caro a marche più blasonate.
Il legno non è facilmente distinguibile,  le mie fonti non mi hanno saputo chiarire bene il tipo, ma vista la provenienza ed il peso del kit, molto leggero, suppongo una classica betulla oppure del faggio, forse rinforzato a mogano, come classico in queste costruzione degli anni 60.
Gli strati sono quattro, senza verniciatura interna, se non una leggera mano di trasparente opaco, uguali per tutti i fusti, con solo un piccolo bordo di rinforzo per la cassa. Il taglio del bordo è il caicco “ baseball bat “ , ossia arrotondato senza angoli.

Il suono è estremamente caldo, pieno di frequenze medio- basse , che ne esaltano il timbro soprattutto in ambiti jazz o comunque acustici, e questo timbro mi conferma che il legno usato non è sicuramente acero!! Come tutte queste “bambole” d’annata, il fascino è sempre notevole e spesso mi chiedo se la linea tracciata negli anni Ottanta da altri marchi non abbia lasciato un vuoto proprio nel design .
Una cosa che colpisce sfogliando i pochi cataloghi e, incredibile ma vero, il gruppo dedicato su Facebook, di cui dopo vi darò il link,  è la quantità incredibile di modelli e finiture, con colori a volte così assurdi ma  cosi originali da lasciare a bocca aperta.Amati_2

Io amo pensare a cosa queste ditte , da noi solitamente molto bistrattate, avrebbero potuto fare se  fossero state fornite di materiale di qualità e di mezzi validi, visto le soluzioni ardue a qui dovevano pensare per restare in un mercato cosi ristretto come quello di quei paesi .
Ormai quegli anni sono passati , ma una curiosità: la ditta Amati Kraslice esiste ancora e produce solo materiale bandistico, come all’inizio della sua attività. Io ho anche i piatti…..ma ve ne parlerò un’altra volta…
A presto

PS: il link per vederle :

https://www.facebook.com/pages/Amati-Kraslice-Czechoslovak-Drums-and-Percussion

Ciao a tutti …alla prossima

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Categorie: Vintage